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Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Weltgebetsoktav, in «Die Schweizerin» 40 (gennaio 1953) 3, 75⁠⁠-⁠⁠76 (nostra trad.)

Il racconto della Creazione narra come Dio Padre crea l’universo in sette giorni e lo Spirito aleggia sulle acque. Il mondo è una unità appunto in virtù di questa creazione: proviene da un luogo in Dio e viene fatto esistere dalla sua sola mano. Dal mero racconto non ci si potrebbe ancora fare un’idea dettagliata di come questo mondo sia fatto – della sua estensione e del suo contenuto; ciò che il racconto mette a fuoco è l’atto del creare, e la permanente unità che risulta da questo venir creato. Il mondo mantiene il suo legame con Dio, il quale parla al primo uomo e gli concecede il dominio sulle cose. Il cosmo, le sue piante e i suoi animali sono sottomessi agli uomini; lo sono in forza della parola di Dio, ed è questo l’ordine previsto. L’uomo sta sottomesso a Dio secondo una chiara e precisa linea di obbedienza. Ma come tutte le cose provengono dal Padre, così sono tutte create in vista del Figlio. Questa linea in direzione del Figlio non rappresenta affatto una contraddizione rispetto alla linea che da Adamo va al Padre e dalle cose all’uomo: tutte le linee formano insieme una unità perfetta, tutte si inseriscono nell’unità progettata e realizzata da Padre, Figlio e Spirito Santo.

Quando il Figlio appare sulla terra stabilisce un nuovo ordine. L’uomo si era allontanato da Dio, nel mondo intero regnava il disordine e ovunque l’unità era stata distrutta. Il Figlio crea una nuova unità in sé stesso, nel suo corpo, nella sua morte e risurrezione. E affinché l’uomo riconosca e comprenda in modo più chiaro l’ordine che Lui ha in mente, crea la Chiesa con le sue leggi, ma anche – e soprattutto – come espressione del suo amore, come un’unità chiaramente visibile; e questa unità rimarrà presente nella Chiesa, nella sua vita sottomessa al Figlio. Giacché la Chiesa è la sua sposa, e tra Lui e lei c’è un contatto vivo, un puro scambio di amore divino ed ecclesiale, un incontrarsi sempre nuovo ed eterno.

Ma anche nella Nuova Alleanza c’è un tentativo di allontanamento: dalla Chiesa, dal Signore, nei modi più diversi. Per quanto la Chiesa resti perfettamente intatta nella sua sostanza, e per quanto il Signore permanga immutato nella sua gloria, tuttavia nel mondo spunta il disordine. E la Chiesa con la sua immacolatezza e l’unità che la pervade e governa deve osare il tentativo di riportare a casa ciò che il Signore le ha affidato: il mondo intero. Il mondo non più nella fase della creazione, bensì in quella della redenzione. Un mondo che mediante la Passione del Signore, ma anche la Sua preghiera e quella di cui egli fa partecipe la Chiesa e la Chiesa stessa amministra, viene chiamato perché torni all’unità. Questa chiamata non è una cosa teorica; la si sperimenta nella pratica, e ogni preghiera che si leva da un credente chiama attivamente ed efficacemente a tornare all’unità, cerca la volontà del Padre, si subordina ai desideri del Figlio e riconosce questi desideri nell’intimo della Chiesa.

Ma dato che l’uomo si raffredda in fretta e la sua preghiera si fa insicura – uno pronuncia sì delle parole, ma poi però, troppo spesso, se le lascia alle spalle, del tutto svuotate –, la Chiesa lo esorta a rinnovare la preghiera: quello stesso lasso di tempo che il Padre ha impiegato per la Creazione – una settimana, compreso il giorno che ha riservato al suo riposo divino –, lo stabilisce come tempo di preghiera per il ritorno a casa del mondo frammentato e senza fede. Nel corso di questa settimana ogni cristiano ha il dovere di pregare per l’unità. Prima di iniziare egli può richiamare alla memoria la frammentazione del mondo, rappresentandosi il globo terrestre coi tantissimi luoghi in cui non è ancora giunto il Vangelo o dove il suo annuncio è stato mediocre, e anche le estese regioni che si sono staccate dalla Chiesa, e contemplare come dappertutto la non-fede si insinui nel cuore della fede; e può addirittura osare gettare lo sguardo dentro la Chiesa e osservare i credenti: quanti di loro pregano con parole vuote, non hanno più la benché minima idea di cosa sia l’unità e hanno dimenticato a cosa sono stati chiamati. Davanti a questa rappresentazione egli inizierà a pregare. Dall’esterno verso l’interno o dall’interno verso l’esterno. Ma la nuova unità non è né qualcosa di astratto (una mera unità di intenzioni) né una semplice questione di numeri (un gran numero di edifici o comunità): è viva, è l’unità del Figlio con la sua sposa, e a sua volta è a immagine dell’unità del Dio uno e trino. In essa c’è spazio per ogni uomo con la sua specificità, con la sua libertà, i suoi talenti, uno spazio che a ogni uomo promette perdono e nuova vita. Ma anche uno spazio che fa nascere in ogni uomo il dovere di pregare. Questo dovere ha per nucleo la gioia, giacché è efficace; e forse proprio durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani chi prega sentirà quanto la preghiera appartenga al tesoro della Chiesa e come Dio la usi dove gli aggrada: sentirà che Dio vi include già anche gli increduli e quelle regioni che nulla ancora sanno di Lui, e che magari proprio adesso pagani, Ebrei, separati e settari vengono destati a nuova fede: oggi dalla preghiera di oggi, o anche domani o in un futuro lontano attraverso questa stessa preghiera di oggi.

E ogni forma di preghiera è gradita Dio purché sia una preghiera retta. Dio può esaudire ogni preghiera nel senso dell’unità, tende l’orecchio al Padre nostro e all’Ave Maria pronunciati ogni giorno, come pure a ogni preghiera in cui un credente cerca di esprimere e comprendere tutto ciò che vorrebbe ricondurre alla casa comune. L’istituzione di una settimana di preghiera ha come suo primo fondamento la Preghiera sacerdotale [Gv 17] in cui il Signore parla dell’unità. Le sue parole non hanno perso nulla del loro significato: ricondurre tutti alla casa comune è più urgente che mai. E se abbiamo un’idea di quanto siano uniti, in Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, possiamo anche immaginarci quanto potrebbe essere unito il mondo, un giorno, se mediante la preghiera del Figlio, alla quale ci è dato di partecipare con la nostra fragile preghiera, esso si convertisse a nuova vita e a nuova fede. Nella semplicità di un cuore credente, al quale è stato dato di ricevere l’unità come il dono più alto e che attraverso quest’unità può chiedere e ottenere nuovi fratelli nel mondo intero: affinché il mondo diventi una cosa sola con la Chiesa, come la Chiesa è una cosa sola col Figlio, e il Figlio con il Padre e lo Spirito Santo.